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creato da
Slava Polunin
scene
Viktor Plotnikov, Slava Polunin
costumi ed effetti speciali
Slava Polunin
suono
Roman Dubinnikov, Slava Polunin
regia
Viktor Kramer & Slava Polunin
Poetico, universale e senza tempo, Slava’s Snowshow continua ad incantare milioni di spettatori di tutte le nazionalità, generi ed età come nessun altro spettacolo al mondo.
Snowshow è un genere a sé stante, uno spettacolo iconico che riesce ad essere spontaneo e magico come il primo giorno in cui è stato rappresentato, catapultando gli adulti indietro nell’infanzia.
Il suo geniale ed eccentrico creatore, il russo Slava Polunin (vincitore degli Olivier e Time Out Awards a Londra, del Drama Desk Award a New York, dello Stanislavski Award a Mosca e del Festival Critics Award a Edimburgo) e considerato “il clown più famoso al mondo”, dice di amare “il teatro che nasce dai sogni e dalle fiabe; il teatro ricco di speranze e sogni, desideri e nostalgia, desiderio e disillusione. Un teatro che sfida ogni definizione, ogni interpretazione univoca delle sue azioni e ogni tentativo di limitarne la libertà”. Slava’s Snowshow è proprio questo: libero, lirico, ironico, fantasioso, esilarante e tenero, a volte venato di malinconia. Lo spettacolo riunisce i numeri più belli e famosi del repertorio di Slava, che si ispira a maestri come Leonid Engibarov, il clown triste, il raffinato mimo Marcel Marceau e la delicata comicità di Charlie Chaplin. Il risultato è una serata che diventa un’esperienza incredibile e inaspettata, che riempie gli adulti di spirito infantile e incoraggia grandi e piccini a divertirsi sulla neve e a giocare insieme con i palloni giganti che invadono il teatro nel gran finale: e alla fine nessuno vuole tornare a casa.
Lo spettacolo è una sequenza di effetti epici sorprendenti.
Una tempesta di coriandoli di carta che infuria in tutta la sala, enormi palloni leggeri e colorati che scivolano sopra il pubblico, una troupe di personaggi folli che alimentano uno spettacolo poetico e candido, malizioso e imprevedibile, gioioso, in bilico tra un happening e un teatro immersivo. Ma prima di questo colpo di scena, i clown regalano al pubblico molti incantesimi e ironie, a volte coinvolgendolo nel gioco.
Il teatro di Slava è amato perché riesce a tessere un mondo di sogni e fiabe da cui è impossibile non lasciarsi trasportare. È una delle esperienze teatrali più potenti, innocenti e semplicemente belle che chiunque possa vivere. Snowshow solletica i nostri ricordi d’infanzia e ci fa guardare alla vita con un nuovo senso di meraviglia, con gli occhi spalancati e la gioia che provavamo da bambini.
“Mi piace rimanere a teatro quando il pubblico se n’è andato, ma il luccichio dei loro sorrisi aleggia ancora nell’oscurità della sala. Mi concentro sui respiri, sui ritmi, sui sospiri di gioia e di dolore che ancora pervadono il teatro.
È calata la notte. Mi tolgo il costume e mi strucco, salutando il mio universo ora racchiuso dal sipario abbassato. Il mio personaggio, il mio Asissai, giace lì impotente, in attesa di essere visto. Lo saluto, ma non per molto, solo fino a domani, quando proverò una nuova ondata di felicità in questo mondo incredibile, meraviglioso e misterioso che è il teatro.
Che privilegio incredibile poter guardare ogni sera negli occhi felici di migliaia di spettatori!
Slava Polunin
SLAVA’S SNOWSHOW Note di Regia
Un giorno mi sono reso conto che volevo creare uno spettacolo che ci riportasse ai sogni della nostra infanzia. Uno spettacolo che aiutasse le persone che venivano a teatro a liberare i bambini che erano una volta dall’ossessione dell’età adulta…
Così mi misi alla ricerca di qualcosa che mi desse una nuova ondata di ispirazione per il teatro che volevo creare. Fu una ricerca incantevole: mi sentivo come se fossi in viaggio verso una terra nuova, inesplorata e affascinante.
Decisi di avventurarmi dove pochi clown avevano osato andare, di addentrarmi nei tentacoli della clowneria dove meno ci si aspettava che apparissero.
Volevo approfondire la tragicommedia, studiare il limite al quale il dramma può fondersi con la risata. Studiare il limite al quale un personaggio mite e indeciso, perplesso e abbagliato, può attrarre un pubblico contemporaneo, un pubblico abituato a passi folli in un caleidoscopio infinito di eventi, colori, suoni, “spazi, tempi”. Volevo immergermi completamente in questa cosa gogoliana e beckettiana. Volevo che il mio personaggio fosse epico e lirico, tenero e appassionato, saggio e ingenuo.
Ho iniziato a rallentare il ritmo, a enfatizzare gesti insignificanti che ora mi sembrano molto più espressivi e colorati di quelli pomposi o solenni. Mi sono affezionato ai gesti incompiuti, interrotti, congelati, come se fossero stati interrotti da un pensiero improvviso.
Anche il trucco del mio personaggio si è gradualmente evoluto. I regolari ovali bianchi di sorpresa intorno agli occhi e alla bocca sono stati sostituiti da forme scure e sfocate; i lineamenti di tutto il viso si sono affossati e il naso “arricciato” si è trasformato in una prugna cadente. Il costume è diventato enorme e logoro. Il mio dolce e commovente Asissai è cresciuto con me, diventando riflessivo ed esitante.
Persino la conversazione telefonica che Asissai aveva con se stesso sembrava aver perso le sue sfumature maliziose, risolvendo invece in una pausa finale, in cui ora vivo e alla quale mi affeziono ogni giorno di più. Ha smesso di essere sorpreso dai paradossi del mondo esterno e si è quasi completamente dissolto nei paradossi del mondo dentro di lui. Divenne vigile, la sua passata incoscienza si trasformò in una silenziosa vigilanza, come se camminasse sul bordo di un mistero che si desidera risolvere ma di cui si ha anche un innato timore.
Poi, un giorno, questo spettacolo prese vita. Era il 1993. Da allora, il pubblico di tutto il mondo, proveniente da decine di paesi, lo ha visto. È stato rappresentato migliaia e migliaia di volte e ha ricevuto numerosi premi.
Questo spettacolo è il mio amato figlio, e spero che non ci separeremo per molti anni a venire, perché questo spettacolo non ha ancora smesso di sorprendermi e confondermi grazie agli innumerevoli misteri che nasconde. Può renderti gioioso e triste, farti ridere e farti piangere.
In molti modi, questo spettacolo mi ha permesso di conoscere me stesso; è diventato un importante punto di riferimento nella mia vita.
SLAVA
CHI È SLAVA
Slava è nato in una piccola città della Russia centrale. Ha iniziato a praticare l’arte della pantomima mentre frequentava ancora il liceo, ma subito dopo il diploma si è trasferito a Leningrado per iscriversi all’Istituto di Ingegneria ed Economia.
Tuttavia, non ha mai abbandonato la pantomima, che ben presto è diventata la sua principale area di interesse. La sua eccentrica pantomima, da lui affettuosamente definita “idiozia espressiva”, gli ha portato un’enorme popolarità. Nel 1979 gli è stato anche conferito il titolo di artista laureato dell’Estrada, il palcoscenico dell’intrattenimento popolare russo. Non c’era concerto importante in cui il duo Polunin-Skorzov non fosse presente.
Polunin è sempre stato alla ricerca di nuovi modi di fare il clown, di un nuovo clown. “Per molti anni ho studiato le possibilità del clown. Volevo capire se il clown potesse essere lirico, poetico, drammatico o tragico”, dice Slava.
Asisyai è apparso per la prima volta davanti a un pubblico di milioni di telespettatori nell’edizione di Capodanno 1980-1981 di Blue Light, in uno sketch con due enormi telefoni gonfiabili.
È nato così un personaggio riflessivo, delicato e poetico, che attinge alla malinconia poetica del clown di Leonid Engibarov, al raffinato filosofeggiare della pantomima di Marcel Marceau e all’umanità e alla commedia struggente dei film del grande Chaplin.
Fu qui che, per la prima volta, si udì il suo dialogo sull’amore, la solitudine, il desiderio di comprensione umana, la gioia della scoperta e l’amarezza della perdita: temi che ancora accompagnano l’eroe di Polunin – e il clown stesso – nei suoi incontri con il pubblico negli angoli più diversi del nostro pianeta.
Fin dall’inizio, il personaggio clownesco di Polunin si è rivelato versatile e sfaccettato: poteva essere tenero e ingenuo, per poi diventare ironico un attimo dopo, o gonfiarsi di assoluta convinzione, lanciando il suo invincibile “Zya!”. Da qui è nata l’idea che ogni aspetto del suo personaggio potesse svilupparsi in un personaggio autonomo.
Prese così forma il progetto di un teatro clownesco, in cui ogni personaggio era diverso dagli altri, ma allo stesso tempo riconoscibile e familiare a ogni singolo spettatore. Questo caleidoscopio di figure trovò la sua piena realizzazione nel rinnovamento dei Licedei, il teatro fondato dallo stesso Polunin, il cui sipario si chiuse definitivamente all’inizio degli anni Novanta.
Il Licedei godette di una straordinaria popolarità non solo in tutto il Paese. Ma giunse il momento di separarsi dall’amato teatro e di intraprendere un viaggio in territori inesplorati, dove nessuno aveva osato avventurarsi prima.
Questi pensieri portarono Slava a creare uno spettacolo che desse forma alle sue idee, realizzasse le sue aspirazioni e il suo desiderio di esplorare le infinite possibilità del clown.
Nacque così Slava’s Snowshow, uno spettacolo che è diventato un vero e proprio “classico del teatro”. Il suo fedele pubblico lo segue nei numerosi paesi in cui è in tournée, sperando di tornare ancora una volta in quello straordinario mondo di sogni e fantasie, il mondo dell’infanzia.
…Una volta, una donna tra il pubblico in Canada ha inviato a Slava un breve biglietto dopo lo spettacolo: “La tua neve scioglie i nostri cuori. Grazie per questo…”
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Prezzi
mercoledì e giovedì €50,50/40/34,50
venerdì, sabato e domenica €55/46/34,50
È disponibile un numero limitato di biglietti ridotti a replica per Under 16, esclusivamente per acquisti al botteghino del Teatro, dietro presentazione di documento.
Under 16 €33
Orari
Sabato ore 16 e 20,30
Domenica ore 15 e 19
Durata
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